Fondazione Musicale | Fisarmonica
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FISARMONICA

Il termine Physharmonika (che etimologicamente unisce i significati di soffio e armonia, suono) compare nel 1818 ad indicare uno strumento a tastiera nel quale il suono viene prodotto da ance metalliche libere fatte vibrare da aria soffiata da un mantice azionato con dei pedali. Si trattava di un prototipo dell’Armonium inventato e costruito da Anton Häckel in Vienna.

In quel periodo cominciano a nascere nuovi strumenti basati anch’essi sulla possibilità di mettere in vibrazione delle ance libere con un soffio d’aria proveniente ancora una volta da un mantice, ma azionato dalle braccia del suonatore.

Il primo brevetto risale al 1829 per opera di Cyrill Demian a Vienna e da quell’anno ebbe inizio la produzione di una numerosa ed eterogenea famiglia di strumenti con caratteristiche fra loro simili ma distinte.

Tra le diverse realizzazioni di strumenti che chiamiamo per comodità fisarmoniche, alcune si sono affermate e ben definite nelle loro peculiarità sonore e strutturali.

Dopo il primigenio Accordion (o Accordeon) di Demian nasce la Concertina (o Konzertina), il Bandoneon (o Bandonion), l’Organetto, la Musette ed infine la Fisarmonica cromatica.

Per fornire il soffio d’aria necessario a mettere in vibrazione le ance, il mantice viene allargato e compresso dal braccio sinistro. Fanno eccezione la Concertina e il Bandoneon in cui entrambe le braccia allargano e comprimono.

Fino alla fine dell’Ottocento gli strumenti erano provvisti di bottoni sia nella tastiera della mano destra che in quella della sinistra. Erano inoltre diatonici, cioè in grado di produrre solo suoni e accordi appartenenti ad un’unica o al massimo a due tonalità vicine, una limitazione che peraltro permetteva di eseguire con facilità la musica popolare.

Inoltre, ad eccezione di qualche raro esemplare di Concertina o Bandoneon, erano bitonici, vale a dire che schiacciando ogni bottone si potevano produrre due suoni diversi: uno allargando il mantice e un altro comprimendolo.

I primi Organetti potevano avere nella tastiera della mano destra, in luogo dei bottoni, dei minuscoli tasti simili a quelli del pianoforte disposti però in modo del tutto diverso dallo schema della tastiera pianistica.

Alla fine dell’Ottocento cominciarono ad apparire strumenti parzialmente cromatici, cioè con possibilità di modulare in più tonalità, mentre solo all’inizio del Novecento le fisarmoniche divennero integralmente cromatiche, cioè in grado  di suonare in tutte le tonalità e si dotarono di tastiera detta a pianoforte. Anche la tastiera a bottoni (che spesso erroneamente viene definita cromatica) continuerà però ad esistere, ma i bottoni nella fisarmonica moderna sono disposti con criteri completamente diversi da quelli degli strumenti ottocenteschi.

Nel Novecento la Fisarmonica, come già avvenuto per l’armonium, ha evoluto enormemente la sua meccanica che le ha permesso di arricchirsi di registri con l’aggiunta di voci diversificate e la possibilità di accoppiare le voci stesse. Un’ulteriore possibilità esecutiva è derivata inoltre di una nuova concezione della tastiera dei bassi, detta “a bassi sciolti”, munita di bottoni in grado di produrre note singole, liberandola dalla tradizionale esclusiva funzione di accompagnamento armonico.